Investire nel mattone letterario, ovvero la crisi vista da casa Capote
Spendere, spendere, spendere. Meglio che portare all’estero i lingottini d’oro nascosti nei calzini (i cani antivaluta, alla dogana, sono addestrati a fiutar le banconote, il metallo prezioso non olet abbastanza). Comprarsi la casa di uno scrittore, magari, perché non tutta la ricchezza è volgare per il partito della sobrietà. Lo sono solo i soldi nuovi accumulati dall’ultima generazione.
9 AGO 20

Spendere, spendere, spendere. Meglio che portare all’estero i lingottini d’oro nascosti nei calzini (i cani antivaluta, alla dogana, sono addestrati a fiutar le banconote, il metallo prezioso non olet abbastanza). Comprarsi la casa di uno scrittore, magari, perché non tutta la ricchezza è volgare per il partito della sobrietà. Lo sono solo i soldi nuovi accumulati dall’ultima generazione. Comprarsi un edificio con trascorsi letterari invecchia i denari in un istante, e consente a chiunque di darsi arie da mecenate.
D’intesa con Sotheby’s (dipartimento immobili di lusso), il Daily Telegraph propone una decina di case, corredate di prezzi, fotografie, dettagli notevoli. La nostra preferita è la villetta di St. Louis, Missouri dove William Burroughs trascorse l’infanzia, non ancora discolo come quando – in preda alle droghe messicane e giocando a Gugliemo Tell – uccise con una freccia la moglie Joan. Ha cinque camere da letto, un giardinetto ben curato, vetri piombati alle finestre. Viene via a 320.000 sterline, ma essendo stata costruita nel 1912 purtroppo non ha garage.
Costano qualche soldino in più gli appartamenti a Moore Park House, nel Surrey, dove Jonathan Swift visse quando lavorava come segretario del diplomatico e scrittore William Temple. Nel tempo libero, l’impiegato scriveva in proprio. Tra quelle pareti nacquero “La favola della botte” e “La battaglia dei libri”, inarrivabili capolavori della satira: qualsiasi cosa vi possa venire in mente – politici, intellettuali, dame, bassezze e sublimità della natura umana, dibattito tra apocalittici e integrati – era già stata dal reverendo Swift allegramente sbeffeggiata. Cercando bene, siamo sicuri di trovare anche una spernacchiata preventiva contro Facebook e Twitter.
Multiproprietà, ma di lusso: i quartierini vanno da 600 a 700 mila sterline. Non sono ancora fissati invece i prezzi degli appartamenti all’Hotel Des Bains, sulla laguna veneta. Dove una volta – lo diciamo per cronaca, non per dissuadere – una pantegana si aggirava sul cornicione, vista non solo da noi. E dove Thomas Mann ebbe l’idea per “Morte a Venezia”. Saranno pronti nel 2013. Se volete qualcosa subito, e vi avanzano dieci milioni di sterline, c’è la palazzina di Truman Capote a Brooklyn. Cinque piani, undici camere da letto, 38 finestre, un patio che non somiglia per nulla a quelli visti in “Un tranquillo weekend di paura” con strimpellatore di banjo annesso, scalone di mogano all’interno. Perfetto per organizzarci le feste, facendo morire d’invidia i non invitati. Gli invitati si pentiranno dopo, quando il padrone di casa spiattellerà i loro segreti all’intera città.
Una villetta del Dorset ha ospitato Arthur Conan Doyle mentre scriveva “L’avventura della fascia maculata” (una bandana, di origine zingaresca): è vostra con un milione e mezzo di sterline. Se preferite il mare, a Maiorca c’è la casetta con dépendance dello storico Robert Graves, 750 mila sterline. Se siete patrioti anche in letteratura, con cinque milioni di sterline diventerete i felici proprietari del castello di Montegualandro, in Umbria (più venti ettari di ulivi e vigneti). Giosuè Carducci lo paragonò a “un falcone che adocchia la preda”. Poteva far peggio, molto peggio. Lo svolazzo lirico ve lo danno senza sovrapprezzo.
D’intesa con Sotheby’s (dipartimento immobili di lusso), il Daily Telegraph propone una decina di case, corredate di prezzi, fotografie, dettagli notevoli. La nostra preferita è la villetta di St. Louis, Missouri dove William Burroughs trascorse l’infanzia, non ancora discolo come quando – in preda alle droghe messicane e giocando a Gugliemo Tell – uccise con una freccia la moglie Joan. Ha cinque camere da letto, un giardinetto ben curato, vetri piombati alle finestre. Viene via a 320.000 sterline, ma essendo stata costruita nel 1912 purtroppo non ha garage.
Costano qualche soldino in più gli appartamenti a Moore Park House, nel Surrey, dove Jonathan Swift visse quando lavorava come segretario del diplomatico e scrittore William Temple. Nel tempo libero, l’impiegato scriveva in proprio. Tra quelle pareti nacquero “La favola della botte” e “La battaglia dei libri”, inarrivabili capolavori della satira: qualsiasi cosa vi possa venire in mente – politici, intellettuali, dame, bassezze e sublimità della natura umana, dibattito tra apocalittici e integrati – era già stata dal reverendo Swift allegramente sbeffeggiata. Cercando bene, siamo sicuri di trovare anche una spernacchiata preventiva contro Facebook e Twitter.
Multiproprietà, ma di lusso: i quartierini vanno da 600 a 700 mila sterline. Non sono ancora fissati invece i prezzi degli appartamenti all’Hotel Des Bains, sulla laguna veneta. Dove una volta – lo diciamo per cronaca, non per dissuadere – una pantegana si aggirava sul cornicione, vista non solo da noi. E dove Thomas Mann ebbe l’idea per “Morte a Venezia”. Saranno pronti nel 2013. Se volete qualcosa subito, e vi avanzano dieci milioni di sterline, c’è la palazzina di Truman Capote a Brooklyn. Cinque piani, undici camere da letto, 38 finestre, un patio che non somiglia per nulla a quelli visti in “Un tranquillo weekend di paura” con strimpellatore di banjo annesso, scalone di mogano all’interno. Perfetto per organizzarci le feste, facendo morire d’invidia i non invitati. Gli invitati si pentiranno dopo, quando il padrone di casa spiattellerà i loro segreti all’intera città.
Una villetta del Dorset ha ospitato Arthur Conan Doyle mentre scriveva “L’avventura della fascia maculata” (una bandana, di origine zingaresca): è vostra con un milione e mezzo di sterline. Se preferite il mare, a Maiorca c’è la casetta con dépendance dello storico Robert Graves, 750 mila sterline. Se siete patrioti anche in letteratura, con cinque milioni di sterline diventerete i felici proprietari del castello di Montegualandro, in Umbria (più venti ettari di ulivi e vigneti). Giosuè Carducci lo paragonò a “un falcone che adocchia la preda”. Poteva far peggio, molto peggio. Lo svolazzo lirico ve lo danno senza sovrapprezzo.